MAURO MENZIETTI – PRESIDENTE ANA

47.74: GLI “ESSENZIALI”

Quando si organizza un nuovo Congresso, si progettano le basi per il futuro, partendo dalle fondamenta, dalla storia e dal valore che un sistema è in grado di esprimere nel breve e lungo periodo.

Ci ha pensato il Covid a scardinare questo schema ormai collaudato, concedendoci un “bonus” di un anno. Così ci rivediamo dopo 4 anni e a giudicare da quello che è successo, sembra passata un’era e sono tante le novità che ci riguardano.

Siamo molto diversi dal 2018, l’anno in cui ci siamo lasciati a Rimini, con la promessa di rendere i nuovi LEA più vicini alle esigenze qualitative degli utenti e più aderenti al valore ormai innegabile della nostra professione. Eppure dal 2017 il nuovo Decreto non è ancora applicabile. E non credo per ”la testardaggine degli audioprotesisti”, ritenuti così potenti da fermare le leggi, ma forse semplicemente perché le cose fatte male non vanno avanti. Lo sanno bene i due milioni di italiani portatori di protesi acustiche che si reputano più che soddisfatti del loro apparecchio acustico, ponendoci al primo posto nella classifica europea in termini di soddisfazione dell’utente sulle forniture del SSN (Eurotrak 2018). Gli stessi cittadini che vedono minacciato il loro “diritto di sentire bene”.
Anche l’OMS ci esorta a garantire la massima accessibilità e diffusione “della tecnologia assistiva”, una tecnologia capace di cambiare la vita delle persone con disabilità: «aprendo le porte all’istruzione per i bambini, all’occupazione e all’interazione sociale per gli adulti e a una vita indipendente e dignitosa per gli anziani». A dichiararlo è il Direttore generale dell’OMS, Tedros Adhanom Ghebreyesus che aggiunge: «Negare alle persone l’accesso a questi strumenti che cambiano la vita non è solo una violazione dei diritti umani, ma è anche economicamente miope. Chiediamo a tutti i Paesi di finanziare e rendere prioritario l’accesso alle tecnologie assistive e di dare a tutti la possibilità di vivere all’altezza del proprio potenziale” (Global report on assistive technology © World Health Organization and the United Nations Children’s Fund –UNICEF-, 2022 ).
I nuovi LEA non correttamente formulati, invece, non riuscendo a garantire la giusta qualità, esalterebbero il divario sociale tra chi “ha i soldi per sentire” e chi no, impedendoci di raggiungere gli altri sei milioni di italiani ipoacusici che aspettano ancora di scoprire il loro problema.
Un gap tutto da colmare, a detta dei tanti intervistati dall’ultima indagine dell’ISS sulle tecnologie assistive in Italia, che pone al primo posto la diffusione degli occhiali, lasciandoci ancora fanalino di coda tra i dispositivi medici, in termini di penetrazione sociale, ma primi assoluti in quanto a soddisfazione degli utilizzatori (Censis).

Il legislatore, tuttavia, non sbaglia sempre: per esempio ha agito con saggezza durante la pandemia quando ha concesso a tutti i Centri Acustici di restare aperti, riconoscendo l’essenzialità dell’assistenza, con reperibilità H24 e servizi a domicilio gratuiti. Una rete nazionale, un presidio capillare del territorio, che prontamente ha risposto alla chiamata del premier Conte, in piena pandemia, rendendosi disponibile quale attività essenziale per la popolazione, specie in un periodo in cui distanziamento sociale e mascherine hanno aggravato il senso di isolamento di chi convive con problemi di udito.
Essenziali, un aggettivo prezioso che ci descrive bene e che racconta tutti gli sforzi che facciamo per permettere ai nostri utenti di vivere appieno la loro vita di relazioni. Come si sarebbe affrontata la DAD per i tanti bambini ipoacusici, o il telelavoro o semplicemente il saluto serale tra nonni e nipoti attraverso una videochiamata di gruppo, così difficile da capire se l’udito non è perfetto o se il tuo apparecchio fa le bizze?
Hanno chiuso persino le chiese e i forni, ma i Centri Acustici no!
Ci voleva la pandemia allora per ricordare a tutti il valore della salute, il benessere fisico e mentale come priorità di vita, il buon ascolto come prerogativa di buone interazioni sociali tra gli individui.
Il problema di udito non affrontato è un’emergenza altrettanto urgente e impattante sulla vita quotidiana come tutte le cattive abitudini della società moderna: alcool, fumo, obesità, sedentarietà. E come tale andrebbe affrontata: con campagne di informazione e sensibilizzazione ad hoc, per vivere in “un mondo in cui nessuno sperimenti la perdita dell’udito dovuta a cause prevenibili e i deboli di udito possano esprimere il loro pieno potenziale attraverso diagnosi e interventi precoci e la gestione appropriata della loro condizione” (World Hearing Forum – WHO).

Perché mentre da questa parte del mondo cerchiamo ancora di mettere d’accordo medici e professioni sanitarie, al livello globale stanno accadendo delle rivoluzioni concettuali incredibili e l’OMS spinge verso il riconoscimento del ruolo “essenziale” dell’udito. Dalla famosa risoluzione WHA70.13 al Rapporto Mondiale sull’Udito, le celebrazioni del World Hearing Day, il concetto di “ascolto sicuro” che si fa strada tra i più giovani, i tanti documenti elaborati e diffusi al livello globale, le istituzioni italiane che finalmente rispondono con studi e approfondimenti continui.
Una nuova sensibilità si sta facendo largo nella cultura generale, basti pensare al PNRR che si focalizza molto sulla prevenzione, alle politiche di contrasto al rumore ambientale e ricreativo, sempre più di diffuse, all’interesse sugli amplificatori da banco OTC, volando fino alla Barbie con l’apparecchio acustico, le emoticon dedicate alla diversità o l’abitudine di avere sempre qualcosa di tecnologico nell’orecchio: segnali inequivocabili di un cambiamento che rende l’umanità pronta a valorizzare l’ascolto e l’udito, come mai prima d’ora.
Finalmente sono maturi i presupposti per un contesto di “benessere acustico” a tutto tondo, una visione globale della salute dell’udito in tutti i suoi aspetti per il beneficio della collettività intera.
Se a questo aggiungiamo l’enorme valore acquisito dalle professioni sanitarie in questo periodo storico così speciale, ecco una scintillante visione del futuro che ci aspetta.

Non saremo più soli, noi audioprotesisti nella nostra avventura quotidiana, a cercare di convincere le persone che hanno un problema e che continuano a non ammetterlo, inscenando i soliti pretesti contro il coniuge o contro la TV che “non si sente bene”.
Grazie all’OMS e alla scienza oggi abbiamo molti più argomenti per far capire ai nostri utenti che non gli stiamo “vendendo” un apparecchio acustico, ma gli stiamo restituendo ciò che è suo ed è preziosissimo: la sua qualità di vita, la sua capacità di essere brillante, attivo, partecipe, utile.
Quante liti domestiche eviteremo, quanti malintesi, quante preoccupazioni infondate, quante opportunità di lavoro in più, quanto amore, quanta autostima guadagnerà la gente semplicemente seguendo il nostro consiglio di applicare un apparecchio acustico?

Per questo siamo e ci sentiamo essenziali e per questo il lavoro che facciamo è straordinario, ci riempie di soddisfazione e si ripropone di generazione in generazione, continuando a portare alta la promessa dei nostri padri fondatori, molti ancora qui tra noi: “Facciamo del nostro meglio per farvi sentire bene”.
E contro il virus dell’ignoranza e della disinformazione, contro i pregiudizi che tuttora insidiano il nostro indiscusso valore, usiamo la scienza e i tanti vaccini: andiamo incontro alla gente, facciamo informazione e divulgazione, controlli dell’udito a tappeto, campagne di screening e di sensibilizzazione nelle scuole, sblocchiamo il progetto patente, miglioriamo i nuovi LEA, attualizziamo i percorsi universitari, “vendiamo bene” la professionalità degli audioprotesisti e la qualità della tecnologia applicata.

Ci vediamo a Rimini, dove incontrarsi e rivedersi sarà pianificare un futuro brillante: il nostro!